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abbandono del tetto coniugale: attenti alla fuga!

febbraio 24, 2012 in Articoli, Consulenza legale by Pasceri

Interessante decisione della Suprema Corte, in tema di separazione personale con addebito, interviene proprio nel giorno di San Valentino.
Con la sentenza 14 febbraio 2012 n.2059/2012 la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso di un coniuge (il marito) avverso la sentenza d’appello, declaratoria della separazione giudiziale con addebito allo stesso, per aver violato il dovere di coabitazione e instaurato una convivenza more uxorio, ribadisce e chiarisce alcuni principi in subiecta materia.
Per quanto apparentemente scontato, i Giudici della Consulta avvertono la necessità, in primo luogo, di precisare che il fondamento della separazione personale dei coniugi è costituito dall’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e non già dalla irreversibile crisi della comunione spirituale e materiale dei coniugi, presupposto, invece, della pronuncia di divorzio.
Viene poi ribadito il principio che, in tema di separazione con addebito, il coniuge richiedente deve provare non solo l’’avvenuta violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, ma anche l’efficienza causale in concreto rivestita da tale violazione nel determinarsi dell’intollerabilità della convivenza coniugale. Principio che trova attenuazione (nel senso di un’inversione dell’onere probatorio), quando la violazione ha per oggetto l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, la cui particolare gravità, determinando, normalmente, l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustifica, di regola, l’addebito della separazione al coniuge responsabile.
Nella sussistenza di una simile violazione, sarà il coniuge infedele, con onore a suo carico, a dover dimostrare, per evitare l’addebito, l’esclusione di un nesso eziologico tra l’infedeltà e la crisi coniugale, da accertarsi rigorosamente, attraverso una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza ormai meramente formale.
Che la prova, in tal caso, spetti al coniuge infedele, osserva la Corte, discende dalla logica e dai principi generali del diritto. Sotto il primo profilo, infatti, sarebbe irragionevole pretendere da chi ha allegato e provato un fatto (la violazione dell’obbligo di fedeltà) a cui è generalmente riconosciuta l’idoneità a rendere intollerabile la convivenza, l’ulteriore prova che la stessa non fosse già in precedenza intollerabile. Sotto il secondo profilo, è di tutta evidenza che le prove hanno ad oggetto fatti e non valutazioni e che incombe in chi li eccepisce provare i fatti contrari, che inficiano l’efficacia di quelli posti a fondamento della domanda di addebito.
In ultimo, la Corte di Cassazione sofferma la propria attenzione sull’inosservanza dell’obbligo della coabitazione che, se attuato mediante abbandono del domicilio coniugale con atto volontario, unilaterale e definitivo, rappresenta di per sé violazione di un obbligo matrimoniale e, conseguentemente, causa di addebito della separazione. In tale ipotesi, infatti, osserva la Corte, la decisione unilaterale di porre direttamente fine alla convivenza assume un profilo del tutto speciale in relazione all’art. 151 c.c., sia per la sua gravità, comportando violazione del dovere di assistenza materiale e morale dell’altro coniuge e della prole, sia perché non è predicabile per esso, come conseguenza, l’intollerabilità della convivenza, alla quale, invece, come si è detto, pone direttamente fine.
Solo la preventiva proposizione della domanda di separazione, (giusta causa di allontanamento dalla residenza coniugale ai sensi dell’art. 146 c.c.) o la prova, sullo stesso incombente, della sussistenza di situazioni di fatto, o di avvenimenti o comportamenti altrui, di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza e tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitazione, potrà evitare al coniuge responsabile la pronuncia di addebito.
In senso conforme segnaliamo Cass. Civ. Sez. I 24/02/2011 n. 4540, per la quale anche i frequenti litigi della moglie, poi allontanatasi, con la suocera, qualora determinanti un progressivo deterioramento del rapporto, devono intendersi giusta causa di abbandono della residenza coniugale.
Avv. Orietta Pasceri
Segretario AMI-BOLOGNA

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